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Sciolti i tre nodi di Garimberti: la scatola di TiVù non è vuota, c’è anche la smartcard dentro!

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Sciolti i tre nodi di Garimberti: la scatola di TiVù non è vuota, c’è anche la smartcard dentro!

Messaggio  Armanduk il Gio Giu 25, 2009 3:21 pm

Articolo tratto da "DVB log - il blog digitale di www.federicorocchi.it"

Si è scatenata negli ultimi giorni una vera tempesta mediatica sulla questione dei rapporti commerciali fra RAI e SKY, a seguito dell’ultimo CdA di viale Mazzini che aveva all’ordine del giorno la vendita dei programmi di RAISAT all’emittente SKY Italia. Il presidente Garimberti ha deciso di approfondire la questione, sia sul piano economico sia su quello piano legale, chiedendo il rispetto di tre punti chiave prima di decidere se accettare le proposte del packager satellitare: il rispetto dell’Art. 26 del contratto di servizio Stato-RAI, la certezza dell’“abbandono della piattaforma SKY” anche da parte di Mediaset, la visibilità RAI garantita a tutti nel periodo di switch-over. Analizzando analiticamente i termini della questione cerchiamo di dare risposta alle tre autorevoli sollecitazioni. Procediamo con ordine.
Anche se la trattativa è incastonata in un sistema di relazioni che finiscono per coinvolgere altri aspetti - ad esempio i rapporti di concorrenza diretta resi evidenti dall’intenzione di SKY di passare dal ruolo di “packager” al ruolo di “broadcaster”, come pure per la “questione diritti” dei maggiori eventi sportivi - la questione specifica riguarda il rinnovo per sette anni del contratto che regola la “vendita all’ingrosso del pacchetto dei palinsesti prodotti da RAISAT”. RAISAT è una società controllata dalla RAI (ma partecipata anche da RCS MediaGroup) che produce per SKY i “canali TV” RaiSat Extra, RaiSat Premium, RaiSat Cinema, RaiSat Smash Girls, RaiSat YoYo e RaiSat Gambero Rosso (che però sarebbe in fase di “spegnimento”). La cifra che SKY è disposta a pagare per questa fornitura, per i prossimi sette anni, è pari a 475 milioni di euro ed è stata giudicata da RAI troppo bassa.

Da quanto appena detto, ma anche dalla semplice lettura dell’elenco dei canali ufficialmente “impacchettati” da SKY Italia (reperibile anche qui http://www.lyngsat.com/packages/skyitalia.html) appare evidente, nonostante i molti commenti in tal senso, che la trattativa non ha strettamente nulla a che fare con la visione dei canali RAI più popolari (cioè RAIUNO, RAIDUE, RAITRE, detti pure “generalisti”) che non sono trasmessi da SKY Italia, non sono venduti a SKY Italia né SKY Italia può rivenderli ai suoi clienti, non corrono il rischio di essere “oscurati” agli italiani. Nonostante questo, da più parti si è levato più di un monito a salvaguardare “gli interessi dei telespettatori italiani”, stranamente fatti coincidere con gli interessi di una società privata: la paura è dunque che RAI non sia più “visibile attraverso il satellite”.
E’ però noto a chiunque utilizzi attivamente un ricevitore SAT (anche lo SKYBOX non abbandonandosi alla comodità della lista EPG fornita obbligatoriamente da SKY Italia) che i canali RAI trasmessi (tranne quelli prodotti da RAISAT) possono essere ricevuti da anni in digitale con qualunque ricevitore e senza alcun abbonamento aggiuntivo al Canone, in particolare dai satelliti HOTBIRD sulla posizione orbitale 13 gradi est, ad esempio sulla frequenza 11.766 MHz o 11.804 MHz di Hotbird 9. A titolo di cronaca l’emissione RAI non è limitata ai satelliti della famiglia Eutelsat ma si spinge anche sulla famiglia Astra, con RAIUNO su Astra 1L, più tutti i pacchetti, distribuiti via cavo per l’ultimo tratto, che rimbalzano su altri satelliti come Eutelsat W3A (DigiTurk), Atlantic Bird 2 (KabelKiosk), Hispasat 1C (TV Cabo).

Esiste soltanto un problema per la ricezione satellitare dei canali RAI. Se RAI trasmette un contenuto del quale non detiene i diritti per l’intera area coperta dai satelliti HOTBIRD (che, sottolineiamo, non sono di proprietà SKY) è costretta a crittare il programma ovvero a proteggerne la visione free, garantendola nello stesso momento al territorio italiano con l’uso di un sistema di accesso condizionato. Per questo motivo, contemporaneamente all’emissione free to air, esiste anche un transponder (si chiama così il singolo ricetrasmettitore che riceve una frequenza da terra e la ritrasmette dal satellite) sui 10.992 MHz di Hotbird 6 che diffonde i canali RAIUNO, DUE, TRE, 4 e RAItalia (ex RAI International, molto seguita soprattutto per le quattro partite di serie A trasmesse ogni domenica) crittati con il sistema Mediaguard 3 e, soprattutto, NDS. Il sistema NDS, proprietario di News Corp che a sua volta possiede SKY Italia, è stato affiancato a Mediaguard con l'intento di consentire agli italiani la visione dei programmi RAI, non strettamente agli abbonati SKY: è stato semplicemente preso atto che nelle case degli italiani erano oramai presenti soltanto (o soprattutto) ricevitori adatti al solo sistema NDS. Non è stato sempre così, però. Soltanto alla fine del 2004, un anno dopo la sua creazione, SKY ha deciso di cessare l’uso del sistema di crittaggio Mediaguard (ex SECA) adducendo motivazioni relative alla lotta alla pirateria. In precedenza, nell’era in cui erano presenti nei cieli STREAM e Tele+, i sintonizzatori erano soprattutto del tipo Common Interface, ovvero adatti a qualsiasi sistema di crittazione a patto di usare l’adattatore chiamato CAM. Con la fusione e incorporazione di STREAM e Tele+ in SKY, la situazione è mutata e RAI, prendendo atto di questo monopolio, ha deciso di stipulare - parallelamente al contratto per la fornitura dei palinsesti RAISAT - un accordo con SKY (privo di scadenza a meno di disdetta) per l’uso del sistema NDS, lasciato all’interpretazione del lettore il compito di capire se si è trattato di “favore” fatto da RAI a SKY o viceversa. Agli atti di questi giorni è però l’intenzione della RAI di cessare l’accordo e la crittazione dei suoi tre canali del Servizio Pubblico con il sistema proprietario di SKY, che quindi rischia di trovarsi improvvisamente priva della possibilità di offrire ai suoi clienti alcuni programmi RAI, non tutta la programmazione.

La distinzione non è di poco conto. Il decoder di SKY (come tutti peraltro), anche se non espressamente pubblicizzato, è capace di sintonizzare e visualizzare anche i canali free to air fuori dal bouquet ufficialmente impacchettato da SKY stessa e anche i canali che non sono presenti nella lista che appare automaticamente all’accensione (che molti scambiano tout court con l’insieme dei canali “proprietari” di SKY). E’ in grado, quindi, di mostrare anche le frequenze satellitari RAI quando trasmettono programmi non crittati e questa possibilità non può essere negata o controllata dall’emittente RAI ma soltanto (e sarebbe un suicidio) inibita da SKY con un’apposita modifica software ai suoi ricevitori. Si tratta quindi solo di un problema commerciale ed è chiaro che riguarda SKY e i rapporti con i suoi clienti, non è un problema RAI e in ogni caso non è corretto sostenere che RAI “scende dal satellite” o dalla “piattaforma SKY”, semplicemente perché non c’è mai realmente salita.

Proprio per questo, il primo dei tre nodi che il neo presidente Garimberti ha segnato come condizioni da approfondire prima della decisione finale, quello riguardante l’articolo 26 del Contratto di servizio Stato-RAI, è automaticamente sciolto: il cosiddetto “principio della neutralità tecnologia” è pienamente rispettato da RAI indipendentemente dai suoi rapporti con la società SKY, perché RAI trasmette via satellite da anni, senza passare per i servizi di società private esterne. SKY, infatti, non è “una piattaforma tecnologica” (ovvero una piattaforma tecnologicamente esclusiva) ma semplicemente “una piattaforma commerciale” come ce ne sono altre in Europa (essenzialmente una società di servizi che usa e offre un sistema di crittaggio proprietario ma non esclusivo sul mercato). Ma anche se il principio fosse forzatamente inteso nell’accezione “commerciale”, visto che l’emissione da satellite copre l’intero Continente, perché limitarsi alla sola SKY Italia e al suo sistema NDS?

Il concetto di “piattaforma” deve, invece, essere inteso in senso tecnico: è “piattaforma tecnologica” la trasmissione via satellite. Grazie al consorzio TiVù tra pochi giorni sarà possibile diffondere i programmi da proteggere (essenzialmente film ed eventi sportivi, certamente non i telegiornali) con il sistema di crittazione Nagravision, non proprietario di un concorrente industriale. SKY, che si è chiusa nell’angolo imponendo un decoder “blindato”, ha però più di una possibilità per continuare a garantire ai suoi clienti la visione dei programmi RAI crittati nonostante il “divorzio”: ad esempio potrebbe aggiornare i suoi ricevitori per renderli adatti anche alla decrittazione Nagravision - magari sostituendoli di sana pianta e sanando contemporaneamente la ferita "decoder unico" che ancora sanguina - oppure potrebbe chiedere a RAI di continuare ad usare anche il sistema NDS, stante che i nuovi canali RAI hanno in palinsesto contenuti tipicamente da proteggere, come i film di RAI 4, lo sport di RAIsportpiù, per non parlare della futura RAI5 che si vocifera essere stata appaltata alla creatività di Renzo Arbore. Tutti canali che SKY ha già fatto sapere di non voler perdere, una richiesta che evidentemente va supportata da qualcosa in più di una pacca sulla spalla o una stretta di mano.

Anche i restanti due “nodi Garimbertiani” da sbrogliare, “Mediaset contestualmente a RAI fuori da SKY” e “visione garantita a tutti”, sono presto sistemati. Come ha fatto notare in questi giorni Federico Di Chio, direttore operativo Tv Digitale Mediaset, non c'e' rapporto fra Mediaset e Sky, tranne per quanto attiene alla fornitura del palinsesto “Mediaset Plus” che è un semplice remix di programmi in replica dalle reti generaliste del Biscione. I tre canali generalisti di Mediaset, quelli che contano, sono trasmessi da Mediaset stessa free to air, via transponder su frequenza 11.919 MHz di Hotbird9, non da SKY Italia: quindi anche per Mediaset non si pone il problema di scendere da SKY, semplicemente perché non c’è mai stata la salita.
Concludendo e tornando alla questione vendita palinsesti RAISAT e relative paure di perdere introiti, per ciò che attiene al prezzo valgono le considerazioni standard: il prezzo lo fa il mercato. Purtroppo si tratta di un mercato ristretto, in cui non esistono molti venditori e molti acquirenti. RAI gode però in questo momento di una posizione di vantaggio perché finalmente (sarete d’accordo che la concorrenza è sempre un bene per il consumatore e per il mercato) può decidere di vendere il suo prodotto all’ingrosso oppure direttamente al dettaglio, grazie alla tecnologia digitale sia terrestre sia satellitare gestita dal consorzio TiVù. A causa della possibilità di vendere “al dettaglio” il proprio prodotto perdono quindi di attendibilità le stime di perdita economica per RAI in caso di fallimento della trattativa, nulla è ancora definito e definibile in termini economici precisi, su basi e considerazioni metodologicamente attendibili.

Ciò che invece oggi appare maggiormente definito è proprio il lancio dell’accordo TiVù, fresco di conio, la “società aperta” che vuole rapidamente offrire un’alternativa commercialmente realistica al sistema di crittaggio NDS, ovvero sedurre gli italiani all’uso di un “decoder aperto”, anche Common Interface, diverso da quello fornito da SKY. Insomma punta, dal lato clienti, a generare velocemente una base di installato nei salotti italiani, monopolizzati dal 2004 dal bianco SKYBOX. La notizia di oggi riguarda proprio ricevitori e carte per l’accesso condizionato TiVù. Dalle dichiarazioni fatte da RAI nella conferenza del 18 maggio sappiamo che saranno in vendita a partire dalla fine di luglio i primi decoder con in dote, a costo zero e direttamente nella scatola, una carta per l’accesso condizionato ai programmi crittati di TiVù. Abbiamo anche il nome del primo ricevitore integrato, adatto sia alla ricezione da satellite che da terra: è il "TELEsystem TS 9500 tivusat" quindi esattamente il prodotto che risolve in un colpo solo tutte le possibili difficoltà dello switch-over/off. E le prime CAM, adatte all’uso con i ricevitori Common Interface, saranno disponibili “al minuto” nel 2010. E quindi, meravigliosamente, anche il “terzo nodo Garimbertiano” si dissolve nell’etere, il quale è uno soltanto, a prescindere dal punto di trasmissione.
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Armanduk
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